Il concetto di autodifesa femminile venne formulato per la prima volta nel 1871 da
Susan B. Antony, secondo la quale “la donna non deve fare affidamento sulla protezione
dell'uomo ma deve imparare a difendersi da sola”.
Lo scopo principale dei corsi di autodifesa femminile è quello di acquisire consapevolezza
del proprio valore, fisico e psicologico.
Sociologhe, psicologhe, laureate in Scienze Motorie, artiste teatrali, istruttrici di arti
marziali hanno sviluppato un collage armonico di semplici ed efficaci tecniche di combattimento
e di educazione psicologica.
L'apprendimento di queste tecniche ha lo scopo di acquisire sicurezza interiore che porta a
riconoscere e scoraggiare il potenziale aggressore prima che abbia avuto l'opportunità di
compromettersi.
L'aggressore si presenta tale solo davanti ad una vittima adeguata e conveniente; la vittima
si definisce vulnerabile in quanto si presume che non reagirà.
Il percorso svolto nei corsi di autodifesa femminile mira infatti a sfatare il mito della donna
debole e gentile in ogni occasione.
La donna che si iscrive ad un corso di autodifesa femminile impara che, per quanto fisicamente
inferiore, è potenzialmente pericolosa per l'aggressore.
Impara ad utilizzare al meglio il suo potenziale, a fidarsi del suo istinto e a non farsi
sopraffarre dal panico e dalla frustrazione, perchè capisce che quello che ottiene nella
vita è direttamente collegato a quello che ha “programmato” dentro di sé.
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